8 marzo

Non solo oggi. Non solo un giorno l’anno. Non cenette tra loro, festicciole tra noi. Non spogliarelli, tanto per dire anche noi – non soltanto loro. Non quote rosa, come quote latte. Non eccezionalmente. Non pari in tutto fuorché nell’essere chi si è già.

Piuttosto rispetto dell’alterità come condizione per l’uguaglianza effettiva. Piuttosto educazione affettiva fin dall’infanzia. Piuttosto partecipazione, condivisione, dialogo, reciprocità. Piuttosto un cammino comune. Non solo oggi. Non solo al ristorante, una sera l’anno. Non solo un fiore giallo strappato dal ramo e venduto come raro. Piuttosto qualcosa da dire ogni giorno. Dignità, da riconoscere sempre. Rispetto.

G. B.

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Connessi?

C’è chi, ossessionato dalla connessione, perde di vista le relazioni. Le relazioni occhi negli occhi, mani nelle mani.

Come si può  stare al telefono mentre qualcuno cerca di raccontarci qualcosa? Alcuni sono connessi dal primo caffè all’ultimo bicchiere d’acqua, dal tramonto all’alba. Tv in camera. Chat sul divano. Pranzare con gli occhi sullo schermo, senza dare occhi a chi amiamo.

Ci sono quelli presi nella rete di una perenne connettività multipla: scaricare musica, scrivere al collega, ordinare un pranzo, chattare con chi si dice un altro; infine, dimenticare le ragioni di tanto zelo, dimenticare di avere dimenticato qualcosa; dimenticare, sì, ma cosa?

Cellulari sempre accesi; non una passeggiata; non  la meraviglia di un gioco fatto senza alcuno scopo se non giocare col sorriso di un bambino che sta fiorendo.

Se è vero che mentre si vive si vive; se è vero che si è già connessi a qualcosa di straordinario, vivendo, da non doverne fare necessariamente un filmato; è vero che rischiamo di perdere la parola vinti da una applicazione uguale a molte; e che rischiamo di perdere la verità su di noi, vinti dall’ultima notizia su qualcosa che è d’altri.

G. B.