1 euro

Quante cose posso fare, con 1 euro?

Bere un caffè al bar: mi restano in tasca dei centesimi, almeno 10 e addirittura 20. Con 20 centesimi compro 4 litri di acqua da quelle fontanelle pubbliche poste nelle cosiddette “casette dell’acqua”.

Con 1 euro compro uno di quei prodotti “tutto a 1 euro” e magari torno a casa convinto di aver fatto un buon affare.

Con 1 euro compro un pasticcino o una pasta o un panino o una pagnottella di pane raffermo. Ci sono fornai che vendono a 1 euro il pane del giorno prima: buono anche oggi e anche domani. Chissà perché il pane del giorno prima ad alcuni non pare più buono il giorno dopo.

Con 1 euro ogni giorno faccio 30 euro al mese. Se metto da parte 30 euro per dodici mesi me ne ritrovo in tasca 360: abbastanza per farci un acquisto importante; non eccessivo e neppure colossale, ma rilevante: una buona bici nuova, un viaggetto a basso costo, molti libri, qualche cinema, due maglioni e un pantalone e un giaccone e uno zainetto e una camicia (ai saldi?); l’iscrizione a quella associazione che difende i diritti umani…

Con 1 solo euro al giorno non è che ci possiamo fare troppe cose, qui da noi: col costo della vita che c’è.

Con 1 euro al giorno c’è chi vi deve vivere. Non è che possa bere un caffè. Né può pagare un gelato industriale. Non ci paga affitti, bollette, scarpe. Forse non ha neppure affitti, bollette e scarpe (nuove) da pagare.

Le tariffe da pagare indicano il nostro stato di ricchezza relativa: strano a dirsi.

Con 1 solo euro, di giorno e di notte, che riusciamo a farci?

Una buona domanda per il sabato sera.

G. B.

Scavengers at Bantargebang Garbage Dump

Camminare 4

Bisogna davvero camminare soli? Gli esempi non mancano: Nietzsche, Thoreau, Rousseau… Essere in compagnia costringe a urtare, intralciare, fare incespicare. Infatti, camminando, è necessario trovare il proprio ritmo fondamentale, e mantenerlo.

Frédéric Gros

Voglia di andare. Voglia di restare. Desiderio di far da soli; desiderio di compagnia: conflitti materiali irrisolvibili e umani. Da soli? Con chi? Se fossero d’ostacolo, gli altri? Se ne avessi bisogno, degli altri.

Tutto è emanazione dei primi rapporti, dei contatti primari, delle relazioni cruciali: occhi di genitori su di sé; necessità che ci guardino, confermandoci esistenza. Voglia che ci lascino fare; voglia che siano con noi ovunque, perfino nelle intimità più assolute.

Il primo sguardo non si scorda mai: discordanza dell’essere dall’apparire. Sono per te, te ne avvedi? Dimmi che ci sono dicendomi di essere come io voglio e come tu mi vuoi.

Non funziona, però. Essere come siamo è essere altrimenti; non come ci vogliono, ma come siamo, in essenza difformi.

Le prime ribellioni hanno carattere fisico; meglio, cinetico. C’è stato detto “non andare, stai attento, non fare”; e noi, di rimando, abbiamo fatto, non siamo stati attenti, siamo andati: invertendo fattori e proporzioni.

Abbiamo infranto leggi minuscole, maniacali, personali. Ci siamo distinti, nel bene e nel male; abbiamo dichiarato guerra a noi stessi, alla parte ereditaria di noi stessi.

Camminando tutto torna alla mente: ogni trasgressione, modesta o essenziale, agli ordini di famiglia: alle opere e alle parole di genitori amati, soprattutto, nella discordanza.

Camminerai solo, Uomo. Camminerai sola, Donna.

Cammineremo soli, pur nella compagine chiassosa formatasi per gioco, lungo il sentiero.

Ognuno col passo suo; ognuno col suo pensiero: soprattutto fisso, costante, sordo e pieno di rancore.

Camminare stanca perché domanda. La domanda è sempre la stessa.

Ognuno sa quale.

Giovanni Bongo