Agiamo!

Riceviamo, e pubblichiamo, da Avaaz.org:

il pesticida più diffuso in Italia e nel mondo è probabilmente cancerogeno! Lo dice uno studio di alcuni dei migliori scienziati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma la Monsanto sta facendo di tutto per ottenere il ritiro della ricerca e lasciare il prodotto sul mercato. Secondo gli esperti l’unico modo per far prendere seriamente questa ricerca alle nostre istituzioni è una immediata mobilitazione globale.

Gli enti che regolano l’uso dei pesticidi sono in generale poco trasparenti e spesso influenzati dalle grandi multinazionali del settore chimico, ma proprio in questi giorni l’Unione Europea sta decidendo sui permessi per l’uso di questo pesticida, il glifosato. E lo stesso sta accadendo in USA, Canada e Brasile mentre Olanda, Sri Lanka e El Salvador si stanno già muovendo per vietarlo.

Togliamo subito questo veleno dai nostri supermercati! E dalle nostre acque (in Italia il glifosato e i suoi derivati si trovano nel 46% delle acque di superficie!), dai nostri campi, dalle nostre strade. Firma anche tu e condividi la petizione con tutti:

https://secure.avaaz.org/it/monsanto_dont_silence_science_loc_eu/?bPyFfcb&v=57285

La Monsanto userà tutto il suo potere per mettere a tacere questa ricerca. Questo pesticida è il prodotto di punta del suo impero OGM: da solo gli fa guadagnare 6 miliardi di dollari all’anno. Dicono che secondo altre ricerche è sicuro. Ma lo studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è stato realizzato da 17 dei più grandi esperti di tumori al mondo usando analisi indipendenti.

Per assurdo invece gli enti che regolano questi pesticidi usano in gran parte gli studi commissionati dalle stesse multinazionali che li producono. Studi segreti, visto che non vengono resi pubblici perché contengono “informazioni commerciali confidenziali”. E poi c’è il conflitto di interessi: quasi il 60% dei componenti dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha legami diretti o indiretti con le aziende del settore! Per questo il rapporto dell’OMS rischia di essere ignorato, e per questo dobbiamo agire subito e in massa.

Alcuni Paesi hanno già vietato il glifosato. E ora che Unione Europea, Stati Uniti, Canada e Brasile stanno decidendo cosa fare, abbiamo un’opportunità incredibile per fare sì che l’uso di questo veleno sia sospeso in tutto il mondo.

50 anni fa il DDT, un altro pesticida sempre della Monsanto, era ovunque. Poi è arrivato un libro che ha cambiato la storia, “Primavera silenziosa”, dimostrando che il DDT poteva causare il cancro. Ci vollero comunque 10 anni per vietarne la produzione. Se oggi il glifosato ci sta uccidendo, non possiamo permetterci di aspettare altri 10 anni. Chiediamo che si agisca subito. Unisciti e diffondi la petizione:

https://secure.avaaz.org/it/monsanto_dont_silence_science_loc_eu/?bPyFfcb&v=57285

Sappiamo che si può fare. Abbiamo aiutato a ottenere una moratoria in tutta Europa contro i pesticidi che causavano la morte delle api, e a fermare un’enorme fabbrica di semi della Monsanto in Argentina. Ora dobbiamo difendere noi stessi. Il pianeta ha bisogno di un’agricoltura sempre più sana e sostenibile, e questa battaglia può segnare una svolta storica“.
Firmiamo la petizione lanciata da Avaaz. Per una agricoltura pulita. Per la salute. Per la Terra!
G. B.
Foto: G. B.

Foto: G. B.

Sul fondo del nulla

Tanti sono i morti; chi può dire se uno, dieci o cento  in più? La strage è incalcolabile; perché non v’è conteggio che serva a dire la tracotanza del male – per chi non è stato in grado di raggiungere il bene.

Il male? La fame, la disperazione, la tirannide, la solitudine, il bisogno inevaso; le freddezza del calcolo.

Il bene? La terra promessa, il pane, la libertà, la fuga, la speranza.

Politiche economiche e frontaliere criminogene soffocano interi popoli. Popoli in fuga. Popoli in difetto di possibilità. Popoli silenziosi. Popoli soli e schiacciati. Popoli oppressi e affamati di giustizia. Popoli di senza terra, di senza documenti, di clandestini per destino stabilito dall’Alto: de iure e de facto.

700 o 950? Di più? Qualcuno in meno? Quanto pesa la tragedia? Si pesa, una tragedia?

Qual è il peso di un corpo nell’acqua?

Quanto pesiamo noi, se per divertirci cerchiamo il fondo del mare e di una sabbia chiara e bella, vista dall’alto della nostra canoa estiva?

Quanto pesa un corpo che tende a risalire, per il principio di Archimede? Quanto lotta un corpo che tende a scendere, se non sa nuotare, ha freddo, ha fame, è disperato, ha il terrore nelle nocche e nelle pupille svuotate d’amore?

Quanto pesa un corpo che sfida Archimede e la sua legge? Quando pesa un corpo che scende, scende vistosamente e lentamente verso il fondo del mare e verso il fondo delle cose del mare e del mondo?

C’è un così vasto silenzio, nel mare. Tutti i rumori sanno di acqua salata, nel mare.

Il peso di un corpo che precipita sul fondo del mare avverte il suo stesso peso nell’assenza di peso che sembra abbracciarlo: gravita in acqua come un peso che contrasta se stesso, disperato e giocoso a un tempo.

Piume cadenti come piombi, ma con l’alibi della leggerezza: così sono i corpi che scivolano nel fondo del mare. E non hanno voce. Non gridano più. Non sanno proprio come fare a venire fuori da un ambiente primigenio ma improvvido e stranamente innaturale.

E dire che tutto comincia con una nascita. E che prima della nascita siamo nell’acqua tiepida di un grembo accogliente. Anche se fuori c’è un inferno fatto da uomini senza pace.

E dire che tutto sembra immacolato, alla nascita. Tutto sembra che possa sperare, alla nascita.

Le cose cambiano poco a poco, in realtà. Cambiano fortemente e rapide, in realtà. Cambiano, in realtà.

Per chi non nasce nel posto giusto, al momento opportuno, tutto cambia in peggio.

Chi non nasce nel posto giusto può finire così, con altri, su grandi barche senza scopo e senza nocchiere. E cade, come si cade dal cielo; cade in acqua.

Le frontiere, ah, le frontiere d’Europa. Sono solo segni di inchiostro su carte senza sapore di sale.

Le frontiere scompaiono. Le frontiere decadono. Le frontiere mutano. Si fanno col sangue dei giovani di un secolo fa e si cancellano con l’inchiostro di altri meno giovani di qualche anno dopo. Ti ho preso la terra X, dammi indietro la terra Y. Quest’isola è mia; d’accordo, ma tu mi dai quella valle…

Settecento vite; 900 vite; 10 vite. Non si possono cancellare: sono esistite nel loro sangue e sebbene non le vediamo non saranno meno vere – anche sul fondo del nostro mare, delle nostre coscienze, del nostro silenzio, della nostra distrazione, dei nostri trattati, delle nostre economie del libero scambio e del libero mercato; delle nostre società civili; dei nostri ordinamenti democratici; delle nostre leggi; delle nostre norme; delle nostre inviolabili frontiere; del nostro pieno & del nostro vuoto; del nostro ipocrita nulla.

Giovanni Bongo

Foto: dal web

Foto: dal web