Earth Day 2015

Quest’anno l’idea è di piantare un seme, un fiore, un albero: per la Terra.

Un seme, per fare la Terra; un albero, per fare la Terra; un fiore, per fare la Terra più sana.

Ovunque tu sia, ovunque voi siate, ovunque siamo: piantiamo un seme, un fiore, un albero. In seguito, decidiamo. Prendiamo una decisione solida e permanente. Facciamoci carico di una scelta per alleggerire il carico che la Terra sopporta – e anche noi, dopo tutto.

Rinunciamo per sempre a qualcosa. Una cosa sola, ma per sempre; il resto verrà, perché impareremo.

Rinunciamo ad una sola abitudine nociva e irrilevante ai fini della nostra felicità. Anzi, dopo aver deciso, parliamone tra noi.

Scriveteci a cosa siete disposti a rinunciare per la Terra; e per la vostra qualità della vita.

Da oggi, senza più attendere.

Giovanni Bongo 

Foto: G. B.

Foto: G. B.

Camminare 11

Non faccio mai niente se non camminando, la campagna è il mio studio; la vista di un tavolo, della carta e dei libri mi affligge, la strumentazione del lavoro mi avvilisce, se mi siedo per scrivere non mi viene in mente nulla e la necessità di avere dell’arguzia me la toglie.

Jean-Jaques Rousseau

Cammino. Questo è il verbo del mio nuovo inizio. Lo faccio dall’età in cui ho appreso a farlo, e non ne ho un ricordo chiaro e netto. So che non potrei non farlo, se non per un morbo, una improvvisa febbre, un malanno dell’anima, un malanimo dello spirito.

Anzi, dirò di più. Ho il ricordo di quanto lungamente, e direi vanamente, ho camminato proprio a causa di malanni dell’anima e malanimi dello spirito, quando m’è parso di potermi allontanare dal dolore, dalla vergogna, dalla fatica proprio faticando, camminando, estenuando me stesso con marce forzate e prive di senso apparente.

Cammino. Oggi lo faccio con gioia e leggerezza. Ieri l’ho fatto con tristezza e senza voglia. Domani chissà. Domani, strana parola. Indica un oggetto inesistente, fino a prova contraria. Domani è un miraggio, che una volta affermatosi smette di essere quello che indicava.

Oggi, a titolo di esempio, è stato domani giusto ieri. Oggi, però, non è più domani. Domani non è un compimento, ma solo una vaga indicazione.

Me ne avvedo posando gli occhi su tutte le piccole cose, davvero modeste, che riesco a cogliere procedendo. Sassolini, pietrame, fili d’erba. Sono là, davanti a me, li raggiungo, li supero, restano alle mie spalle. Certo, continuano ad esistere, ma non sono che milioni di tracce impossibili da rammentare. I miei ricordi non li conterranno se non sotto forma di “rumore”; indistinta informazione destinata ad ingrassare il mio inconscio.

Cammino. Questo è il verbo della mia condizione. Amo questo verbo. Dice di me cose buone. Sono sano, sono ancora capace di fare quel che amo fare. E devo farlo per necessità.

Cammino. Sarebbe peccaminoso non farlo. L’unico inciampo è stare fermi. Il peccato è stazionare.
Cammino. Senza altro scopo dell’andare a zonzo.

Cammino. Non v’è giustificazione. Ve n’è per il fatto di vivere? Cammino perché sono libero nei limiti della mia fisicità. Non mi resta che andare.

Cammino. Questo è il verbo della mia carne.

Giovanni Bongo

Cammino di Santiago (foto di G. B.)

Cammino di Santiago (foto di G. B.)