25 aprile 2015

Combattevamo Mussolini come corruttore, prima che come tiranno; il fascismo come tutela paterna prima che come dittatura; non insistevamo sui lamenti per mancanza della libertà e per la violenza, ma rivolgemmo la nostra polemica contro gli italiani che non resistevano, che si lasciavano addomesticare.

In pratica le cose in Italia non cambiano mai, cambiano i nomi e le occasioni della storia, ma, in definitiva, i nostri mali e i nostri vizi rimangono sempre desolatamente uguali.

Piero Gobetti

Certi giorni non sono (solo) date. Certe date non sono (solo) giorni.

Ricordalo, se lo hai dimenticato. Parlane, se non te ne hanno mai parlato. Ringrazia, se a te non importa o la pensi in modo opposto.

Sei sei libero di chiamarti (ancora) fascista, lo devi a chi ti ha permesso di parlare. Se sei libero di dire che sei libero, lo devi a chi ti ha permesso di essere tale.

Ma l’Italia non è ancora fatta, non lo è. Ancora è ingiusta, ancora è ferita, ancora ferisce se stessa.

La Costituzione è una bella Carta; per molti è solo carta (da fare a pezzi): per chi disonora il lavoro, per chi offende il paesaggio, per chi chiama ancora alla guerra, per chi non garantisce, a tantissimi, lavoro, assistenza medica, equità; per chi ruba i soldi pubblici; per chi ha fatto dei Palazzi un postribolo; per chi mente, inganna, froda, fa affari con le mafie…

Esistere è una forma di resistenza: al tempo. Resistere è una forma di esistenza: nel tempo.

Ecco tutto: noi r-esistiamo. Resistiamo – non alle banali tentazioni dei sensi, bensì alle più gravi tentazioni dell’indifferenza, della sopraffazione, del Potere.

Noi abbiamo il nostro potere: possiamo dire, possiamo fare, possiamo r-esistere, possiamo baciare; possiamo trasformare; possiamo tutelare; possiamo garantire; possiamo curare; possiamo cambiare. Soprattutto, dobbiamo rispettare.

G. B.

Foto: dal web

Foto: dal web