Camminare 20

                                                                                                                I have climbed the highest mountain                                                                                                        I have run through the fields…

But I still haven’t found what I’m looking for…

U2

Lo hai scritto nella piccola agenda dal dorso nero, sul primo foglietto giallognolo che t’è capitato tra le dita, con una grafia ordinata e scolastica. Hai scritto “Prima conseguenza: tutto vuole vivere” e hai archiviato il senso della prima giornata di marcia. Hai varcato i Pirenei, per raggiungere Roncisvalle, memoria remota di qualche accidioso studio di storia – e ora ci sei dentro, sei nella storia libresca e nella tua personale storia di vita.

Partito dalla nebbia, hai varcato il lembo superiore delle nubi grigio latte e sei finito in piena luce, mai vista tanta luce tutta insieme dopo una sosta lattiginosa tra i nembi, forse neppure in volo; o stai solo esagerando la misura delle cose, ti era già capitato, molto più in alto e sempre a piedi, sul Corno Grande, anni prima

Hai scalato i monti, traversato i campi (ne traverserai ancora molti) solo per stare con lei, con lui, con chi?
Sì, non hai ancora trovato quel che cerchi. Non troverai mai quel che cerchi. Troverai mai quel che cerchi?

Ora cammini e canti, coperto dall’anonimato degli auricolari, come se il fatto di poter udire (solo tu) quel che odi in cuffia ti proteggesse dal fatto di poter essere ascoltato mentre canti. Dunque, tu che sempre hai evitato di cantare per gli altri (se non per pochi) pur cantando benino, maledetta timidezza che ti porti appresso, ora canti senza pudore, camminando con passo svelto, quasi leggero, e lasciandoti dietro una nuvola di pellegrini stanchi, lenti, solo un po’ meno baldanzosi di te. Tanto, poi, si arriva tutti: chi più veloce e chi meno. Ti viene spontaneo domandarti qualcosa sulla velocità e sul suo senso, ma non ci pensi. Ora sei soprattutto ricordo – e speranza, questo sentimento che dici di non amare e che però pratichi ancora, continuamente.

Hai scalato le più alte vette e attraversato i campi: solo per lei, per lui, per chi?
Non hai ancora trovato quello che cerchi.

Avevi 18 anni rotondi, quando per la prima volta udisti la chitarra ariosa di questa canzone che canti quasi fosse un manifesto. La chitarra remota, piena di riverberi, ti faceva ipotizzare deserti giallastri popolati da serpenti e cactus e sovrastati da cieli netti come nubi disegnate dal bianco più puro.

Anche al tempo cercavi quel che ti sembrava di poter trovare: non lo hai mai trovato.

Hai solo incontrato molte cose, molti volti, molte esperienze. Hai incontrato, senza trovare. Hai amato, gioito, voluto, ottenuto, preso, stretto, lasciato andare. Hai sfiorato, stretto, posseduto, abbandonato. Hai visto andare, hai visto morire, hai visto partire. Hai visto nascere, hai visto sperare. Però  no, non hai ancora trovato quel che continui a cercare.

Cammini invano, da tale punto di vista, e lo sai già. Ma ti piace credere che giunto sulle rive dell’Atlantico sarai un altro, trasformato, cambiato, più sereno e felice. Invece ne saprai di più, di te e del mondo; sarai perfino più asciutto, magro e frugale; ma dovrai continuare a cercare quel che inevitabilmente ti sfuggirà. Perché è una legge gravitazionale, la nostra, e ci tocca di cercare e ancora cercare quel che non troveremo, se non a tratti, illusi come un Ulisse ebbro e felice tra le braccia di una qualche maga, ma infine destati dal nostro momentaneo torpore.

Dormire, forse sognare, come morire: lo diceva Amleto, lo dice sempre Amleto, senza teschio in una mano, a mani nude anzi, e lo dice a te. Ora traversi quel campo giallo come grano e sabbia e deserti immaginari e dune e pietraie e canzoni di estati remote. Il cielo serale, d’estate, è promettente: pare che non viaggi verso il nero della notte ma verso il bianco delle stelle.

Non c’è pausa, nel caldo promettente dell’estate. Per questo cammini come se non dovessi mai fermarti. Corri, perfino. Alla fine, però, si arriva tutti lo stesso. Anche chi va lento. Anche chi è lento in modo tormentoso. Anche chi è più rapido di te.

Alla fine, cercando, non si trova che quello che capita: talvolta perfino quello che si stava cercando; ma senza trovarlo del tutto, perché ancora bisogna cercare.

G. B.

Foto: G. B.

Foto: G. B.