Trasformazione 4

Scivola via tutto, il proposito, il volere, il valore. Tutto scivola via, l’entusiasmo dalle ali effimere (legate con debole cera); il proposito, la volontà.

Scivolano gli anni, le liti – dei cui rimasugli conserviamo, gelosi e un tanto stolti, solo gli effetti senza neppure ricordarne i moventi. Scivolano le effimere passioni.

Scivola il vento. Scivola il silenzio. Scivolano i doni, e i danni. Scivolano i ricordi, gli ardori, la freddezza.

Scivolano le ricchezze. Scivola il potere. Per non dire della gloria dei “primi”, battuta in oro sul margine della resistenza degli “sconfitti”, il cui bronzo scintilla perfino più a lungo dell’alloro dei vincenti.

Scivolano le occasioni, le menzioni, le opportunità. Scivolano i proponimenti vani, le promesse malferme, gli annunci privi di sostanza. Scivola la gloria del mondo, transitando lenta come masse tettoniche perennemente in urto.

Scivolano gli istanti, gli attimi, i frammenti di tempi creduti, follemente, incorruttibili. Scivolano gli abbracci, le lacrime, le mani strette, le mani lasciate, gli occhi fissati o scrutati appena.

Scivola la rabbia, motore dei nostri diuturni tormenti; e scivola il desiderio – quello stesso motivo di azione al quale diamo tutta la nostra potenza.

Scivola la potenza, scivola il potenziale, scivola il talento del giovane ormai indurito nel vecchio.

Scivola anche la saggezza, scivola la meditazione, scivola il senso. Scivolano gli dei, i popoli, i miti e le sapienze.

Tutto scivola, ovvero scorre, ovvero muta, ovvero nasce e muore, ovvero vive, ovvero transita, ovvero si trasforma, ovvero è inafferrabile.

Dunque, oggi tratteniamo un punto: per un istante solo, neppure per quell’istante; ma fingiamo. Fingiamo di potere far qualcosa al tempo, come negli istanti (rapidi e luminosi) di rapimento che ci colgono distratti dalla nostra presunzione, quando siamo seduti in spiaggia, all’ombra di un albero, in poltrona leggendo; quando siamo silenziosi, grati di tutto e di niente, in riva ad un lago; quando sentiamo il suo corpo vulnerabile tra le nostre dita, e con orgoglio commosso sentiamo che è il nostro amore.

Tratteniamo un punto, come fosse un respiro che non si trattiene tanto a lungo da potersi tener dentro per sempre il fiato; tratteniamo il paesaggio, le immagini, il momento: ringraziando per esserne partecipi.

Facciamo una specie di pace con tutto e con tutti. Tutto e tutti vogliono vivere, balbettano, lottano, protestano la loro esistenza, combattono senza sapere di farlo e si dannano l’anima pur di essere ancora presenti, a volte in modo goffo e ineguale, altre volte con più armonia e candore.

Concepiamo pietà, ma senza alterigia, e consideriamo che siamo tutti nella stessa condizione di fragilità costante: siamo vivi, dunque siamo mortali, pertanto siamo vulnerabili.

Tratteniamo un punto e un istante, come fosse respiro. Teniamo negli occhi la spuma del mare, il vento tra le foglie mosse appena, le nubi scosse che corrono, la linea (non sempre lieta) dei palazzi accatastati da mani puerili, il profilo (sempre elegante) delle chiese antiche, edificate per solcare i secoli; tratteniamo quel che ci circonda mentre siamo presenti e, magari, incomprensibilmente lieti e leggeri, come capita d’essere poche volte in un mese o in una vita.

Sorridiamo, tra noi, e tratteniamo il punto e l’istante. Possiamo dirlo senza timore, sì, di essere felici: felici di essere.

Siamo felici d’essere quando il fatto di essere coincide col fatto di sapere che si è, e non serve nulla di diverso a dare la misura del nostro valore: non la gloria, non il potere, non il danaro.

Rendiamo grazie, laici, umani, soltanto terreni. Perché abbiamo compreso, in noi, che tutto scivola e tutto può essere ammirato solo scivolando in esso, trattenendo non la stabilità bensì il fluire degli istanti nei quali decidiamo fluire senza assumere quella sembianza da padroni che ci rende ridicoli proprio mentre pensiamo di essere solenni.

Nulla è nostro. Tutto lo è mentre assistiamo all’accadere. Non possiamo prendere nulla, possiamo però prendervi parte, esserne parte, essere.

Possiamo perché siamo.

Giovanni Bongo

Fonte: Nasa

Fonte: Nasa