In TV

Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo (…) La forma di vita — sottoculturale, qualunquistica e volgare — descritta e imposta dalla televisione non avrà più alternative.   Pier Paolo Pasolini

Cosa c’è in TV stasera? Danno un bel film!

Com’era bella la TV, com’era triste la TV, com’era violenta la TV, com’era porno la TV. C’erano i cartoni, i gol alle sei di sera, la messa la mattina, il varietà del sabato e quello dell’intero pomeriggio della domenica passata a casa ad aspettare…

Poi, c’era la serata memorabile, il grande film in prima visione, quello da guardare coi panini sul divano, raro fatto eccezionale – quando l’apparecchio era uno soltanto a bastava a tutta la famiglia.

C’era il problema di scegliere cosa guardare, c’erano gli errori di ascolto e di misura, c’erano le innocenti diatribe sulle canzoni e sul reportage di giornalisti bravi con i congiuntivi.

Eppure la TV ci ha offesi; oppure ci ingannati; forse rovinati. Sì, ha rovinato l’Italia – o almeno ha contribuito a rovinare quel che dell’Italia ha reso meno innocente, alfabetizzando (in parte) quanti ha mantenuto in ignoranza.

La TV ci ha anche consolati. Ci ha anche aiutati, a tratti. La TV ci ha fatto dimenticare i nostri dolori, ha fatto addormentare bimbi sudati, fantasticare uomini eccitati;  ha fatto eccitare (col volume basso) ed eccitare (col volume alto); ha fatto sognare donne senza sogni (col volume giusto) e piangere ragazzi (grazie al cinema passato in TV, che è sempre cinema); la TV ci ha offesi, ma ci ha permesso di difendere gli offesi (almeno per il tempo di una diretta), e ci ha fatto indignare, e ci ha fatto riunire, e ci ha fatto scendere in piazza o salire di corsa le scale per tornare a guardare.

Oggi, ieri, ieri l’altro, il più noto giornalista del principale canale pubblico televisivo ha dato la parola al figlio (mafioso) del mafioso (condannato): così, solo perché tutto è spettacolo nella Società dello Spettacolo e solo perché tutto è bene quando fa vendere bene.

Ci siamo sorpresi, indignati, vergognati? Lo abbiamo fatto vedendolo, seguendolo, rivedendolo sul web, il filmini pornografico del giornalismo salottiero?

Io credo fermamente che la soluzione di uno scandalo sia, molto spesso, la dissoluzione dello scandalo medesimo nel silenzio di una dimenticanza.

Ecco, forse è tempo di spegnere la TV per aprire un buon libro, fare due passi sotto casa, tendere il naso alla luna – e al cielo nero quando la luna si rinnova sul nulla che si pasce del proprio miracoloso tornaconto.

Giovanni Bongo