Quando

Quando mi parve di non poter chiudere gli occhi senza di lei; e in seguito me ne feci una ragione.

Quando mi parve di non poter respirare senza di lui; e in seguito me ne feci una ragione.

Quando, giovane, non facevo che desiderare di farmi uomo. Quando, crescendo, ho cominciato a rimpiangere la giovinezza.

Quando, finalmente, dormendo al tuo fianco ho timore di questo tempo che fugge per un motivo presente e ragionevole.

A ciò somma gli affanni, vani, di ogni giorno: quello di cui vivono, come parassiti certosini, accumulatori di carte, giudici vani, custodi di elenchi senza senso, legislatori senza costrutto.

Tanto affanno, tante prove, ricerca di danaro, selezioni senza scopo, ricerca di fama senza gloria e di gloria senza ragioni. Tutto questo, per cosa?

Intanto, il Sasso Azzurro sul quale tanto ci affanniamo continua a ruotare attorno all’asse suo, inclinato, e attorno al sole – o per dire meglio attorno al fulcro di un incalcolabile spazio.

E io naufrago volentieri in questo mare, con te; mentre mi chiedi perché siamo sulla Terra e io temo il tempo che va – in questo immenso e radioso e benefico vivere, che abbiamo reso simile a battaglia quando più volentieri avremmo potuto renderlo danza.

G. B.