Scegli ora

Ora scegli. Definisci le tue priorità. Soppesa le alternative. Valuta i tuoi scopi. Percepisci l’importanza della tua presenza. Cosa ti sta a cuore? A chi dedichi il tuo presente? Intendo dire: chi ami e cosa ami così tanto da amare te stesso, amando altro, senza esitazione?

Lo zaino contiene l’essenziale, non l’imponderabile. I tuoi passi hanno un peso, non aggravarli con inutili ansie per un futuro che non puoi controllare. Nessun progetto vale il sacrificio di un solo istante di certezza presente e, del resto, anche i semi (che si seminano pensando al domani) pesano meno di una preoccupazione superflua. Chiudi gli occhi, ora. Scegli, ora. Senti i tuoi passi?

Senti il respiro? Sei tu, è il tuo respiro. Tu sei tutto il tempo che ti resta da vivere. Non è altrove: è dove sei. Scegli ora, non pentirti più, non dare e non prendere colpe. Procedi.

Giovanni Bongo

 

Senno di poi

I buoi sono scappati, il senno di poi è il poi del senno; ormai è fatta, tutto è andato secondo copione (nel bene e nel male); inutile indugiare, il latte è versato, il dado è tratto, potevi pensarci prima; prima o poi verrà l’occasione tanto attesa, chissà se un giorno verrò compreso, chissà se un giorno comprenderò; tutto scorre, il tempo fugge, cogli l’attimo e non lasciarti andare; siamo come foglie sugli alberi, siamo rose rosse o pallide; se son rose feriranno, vedrai. Pensaci bene (prima di fare un passo); un passo falso è meglio di una stasi vera. Rimorsi o rimpianti? Per davvero o per finta? Vero o falso? Meglio vero, ovvio! Che peccato, però, che anche il vero sia fugace. Che sfortuna, però. Non doveva accadere, però. Però è nei fatti, però accade, però è già accaduto. Accade. Poteva non accadere? Poteva essere altrimenti? Fattene una ragione. Fatti forza. Fatti avanti. La teoria crolla. L’ideale non era tanto puro. Piuttosto, ascolta, sorreggi, aiuta e condividi. Occorre sperare o è meglio fare, provare, dire e baciare? Occorre ipotizzare o è meglio sentire? Ecco, sentire: che il passato non è più; che il futuro non è ancora. Che sei qui. Che ci sei ora. Che sei vivo. Il senno di poi è il poi del senno. Vivi!

G. B.

 

Così

Così, ti vedono come ti vogliono vedere; e ti giudicano.

Se cambi, dicono che sei sempre lo stesso. Se sei te stesso, dicono che sei cambiato in peggio.

Se il tuo cambiamento procura loro disagio, dicono che sei un disagiato. Se la tua coerenza procura loro incertezza, dicono che sei incoerente.

Non sanno quel che vogliono da sé e dalla vita ma ti accusano di non sapere cosa vuoi da te stesso e dalla vita.

Non giudicarli.

G. B.

Mi fermo

Mi fermo. Siedo. Chiudo gli occhi.

Odo il vento stormir tra quelle foglie; il mio respiro – pe(n)sante. Attorno a me remoti rumori insondabili, costanti, spietati.

Tanto rumore per nulla. Mille affanni: impegni, agende fitte, risvegli notturni, ansia da prestazione, prestazioni occasionali, occasioni prestate e perse. Accuse. Insulti. Poca  dolcezza e scarso ascolto.

Mi fermo. Taccio. Ci dovrà pur essere un senso, mi dico. O forse il senso è solo ricerca, cammino, dolcezza e ascolto. Torno a respirare con piacere, sento con chiarezza, vivo ogni istante come primo e ultimo: grato di grazia ricevuta.

Colgo la bellezza delle cose semplici – fuori di retorica e senza retorica: le cose semplici sono le semplici cose.

Le semplici cose: “respiro, dunque sono”; gli occhi di mio figlio e le sue domande radiose, più illuminanti di quelle risposte accademiche date per onorare un appello di giugno; il rifiorire degli alberi a marzo, l’infinito correre dei secoli, il fatto che i fiumi scorreranno ancora, ben oltre le nostre date di scadenza.

Mi fermo, sento, ascolto. Amo.

Quando i germogli sbocciano non penso alle foglie che cadranno.

G. B.