Cura 5

Se aspetti, invano. Se cerchi, vanamente. Se chiedi ascolto e non ne trovi. Se brami comprensione e non ne ottieni. Se credi che il tuo tempo sia maturo – eppure non raccogli i frutti delle tue semine. Allora è opportuno che tu conosca una verità concreta; ed è opportuno che tu raccolga l’essenziale e ti metta nuovamente in cammino; è tempo, insomma, che io ti dica: la speranza è l’ultima a capire. Dunque vai e cambia.

G. B.

Cura 4

Non me lo aspettavo. Non lo meritavo. Non lo accetto. Non capisco come sia stato possibile. Non riesco a parlarne. Non so che dire. Non so più che fare. Non so dove andare. Non l’ho meritato. Non mi hanno capito. Non mi hanno aiutata. Non ha senso. Non avrei dovuto. Non avrei voluto. Non hanno fatto il possibile per me. Non hanno detto la verità. Non hanno ascoltato ciò che avevo da dire. Non mi hanno incoraggiata. Non mi hanno mai compreso. All’improvviso. Senza una ragione. Non avrei mai pensato che potesse farlo. Perché? Com’è? Non so che fare.

Quando non sai più come fare, fai come non sai!

Natan

Che ti voglia bene. Che ti ascolti. E che non ti giudichi mai. Che offra i suoi occhi ai tuoi come specchi. Che ti osservi come tu l’osserverai. E che ti sappia attendere. Che voglia te. E che ti desideri. Che stringa forte il tuo corpo. Che ami profondamente il tuo corpo. Che rispetti il tuo corpo. E che sappia aver cura di te. Che consideri ogni tuo desiderio. E che riconosca i tuoi tormenti.

Che riconosca il tuo respiro. Che sappia lenire i tuoi affanni. Che sappia confortarti quando tu mi cercherai e io non potrò più rispondere al tuo richiamo. Che sia capace di sorridere al tuo fianco, mai deridendo i tuoi pensieri. Che ti ascolti. E che sappia stare in silenzio con te. Che comprenda la tua intelligenza. Che non ti faccia mai provare vergogna. E che ti stimi. Che ti capisca quando nessuno lo saprà fare. Che ti accarezzi i capelli. E che ti faccia dormire sul suo grembo quando sarai stanco.

Che ti chiami con il tuo vero nome. Che sia leale. E che risponda alle tue domande. Che ti faccia domande sincere per conoscere il tuo pensiero, non per usarlo contro di te. Che ti ami come io ti amo. Che trascorra con te ogni istante possibile, come vorrei fare anche io per l’eternità.

Che viaggi felice al tuo fianco, che al tuo fianco legga e cammini nei boschi. Che mangi con te cioccolato e mandarini – come noi amiamo fare. Che raccolga semi da seminare in tua compagnia e che viva con te in dignità. Chiunque sia, chiunque amerai, che sappia rispettare chi sei. E che ti onori, ricevendo il tuo rispetto e il tuo amore sinceri, la tua lealtà e il tuo sorriso purissimo.

Con amore. Papà.

G. B.

Cura 3

Ricorda.

L’amore si dice amando. Il silenzio si compie nel silenzio. La quiete si offre con calma. La forza si dona incoraggiando. L’elogio si fa elogiando.

Diffida, invece, di chi ama rabbiosamente, di chi elogia sminuendo, di chi incoraggia col sarcasmo, di chi vuole calmare ma è agitato.

Il ciliegio non offre fichi, il mare è calmo solo quando è calmo, la burrasca non promette ristoro e lo scirocco non porta la neve.

Impara dalla Natura, presso la quale tutto è come appare.

Ogni cosa sia al suo posto, ogni tuo atto sia sincero, ogni parola dica quel che dice.

Non mentire più a te stesso. Sii autentico.

G. B.

Cura 2

Si chiese a un tratto, il saggio, quale fosse non il segreto, bensì l’essenza della felicità. Cos’è, dunque? E non seppe cosa rispondere, né a sé né a quelli che gli chiedevano, da molto tempo, la stessa cosa: cos’è la felicità?

Notò fuori, nel prato del tempio, un uomo che accarezzava dolcemente la testa di un bambino addormentato.

Il saggio sorrise e si sorprese non poco quando una lacrima gli scese dolcemente sulla guancia. Fu allora che sentì l’impulso di uscire fuori, sul prato, per vedere e per ascoltare quell’uomo, che intanto continuava ad accarezzare la testa del bambino.

Raggiunse l’uomo camminando lentamente, con fare dignitoso ma senza affettazione. Si avvicinò e tese l’orecchio. Comprese subito che quell’uomo era il padre del bambino. Il padre stava sussurrando al figlio le seguenti parole:

Usa tenerezza. Nulla di sdolcinato è nelle tenerezza, che al contrario richiede molta forza e coraggio. Usa dolcezza, che in quanto tale si offre alle persone amareggiate e fragili. Usa pazienza e lascia al tempo le cose che gli appartengono, ovvero tutto. Ascolta, perché ascoltare significa lasciare agli esseri la facoltà di esistere. Usa equanimità e non giudicare chi fallisce, perché un giorno potresti fallire a tua volta e sarà anche a causa di chi non ti avrà compreso. Usa amore e ricorda che la felicità è nel fare qualsiasi cosa con amore“.

Il saggio, per un istante, sorrise di nuovo; ma poi pianse senza pudore, profondamente toccato dalle parole di quel padre. Seppe finalmente riconoscere l’essenza della felicità: non è niente di oscuro ma neppure è chiara; non si sa bene cosa sia né dove si trovi: è soltanto ciò che è per chi sa amare. Seppe, inoltre, che nella sua saggezza egli stesso aveva sempre omesso di diventare padre, perfino padre occasionale dei suoi discepoli. Si era limitato a meditare, a piantare un albero, a scrivere un libro; azioni che, gli avevano detto, conducono alla perfezione, ma che gli parvero incomplete, ora, senza un amore che sappia amare come quel padre gli stava insegnando a fare.

G. B.