Paradiso

Il paradiso è un recinto, al cui interno sostare e contare le stelle. Lascia, però, il recinto già noto e va’ a piantare giardini imprevisti. I tuoi paradisi saranno nei sassi e nei petali dei nuovi giardini cinti di rose – e non d’assedio.

Osserverai api solerti, gelsomini pazienti, ortiche potenti. Osserverai e saprai cosa fare.

Il paradiso è un giardino. Sii giardiniere.

G. B.

Silenzio 7

Non dire nulla che potresti pentirti di aver detto, tra molti anni. Non tacere nulla di ciò che potresti pentirti di non aver detto, tra molti anni. Come giudicherai te stesso, tra molti anni?

Se parli per confondere, taci. Se taci per alludere, parla.

Il silenzio ti doni prudenza nel dire, ti offra coraggio per dire, ti mostri chi sei, oggi, per aver detto troppo o troppo poco.

G. B.

Silenzio 6

Di bocca in bocca. Lontano dal cuore. La voce si ingrossa e la verità, in attrito di parole e in accumulo di opinioni, perde trasparenza.

Cerchiamo la verità. Eppure, privi di prove, facciamo di tutto per tradirla. Ci vuole cuore per dire e per ascoltare una verità che non faccia del male ma che illumini uno sguardo. La usano contro di noi, la usiamo contro di loro: verità che è solo vendetta e non lume.

Preferibile, allora, è custodire segreti. Preferibile è accudire tormenti. Nel silenzio. Perché nobiltà è parlare con i presenti ma solo dei presenti. Nobiltà è, per un amico, parlare all’altro amico di sé e non del terzo escluso, che non è un oggetto logico ma un amico assente.

Preferisci il silenzio, perché è la prima condizione del verbo. Evita offese, illusioni, allusioni, violazioni, violenze. Pratica il silenzio e fa’ che nutra ogni tuo discorso.

Si dice che in principio fu il verbo; se è così, alla fine delle tue parole non può esservi posto per la brutalità. Preferisci il silenzio. E la compassione che comporta.

G. B.

 

Ho visto

Ho visto mani di bambini geniali sfiorare l’arte – e smarrirla tra le piccole dita attonite e incomprese.

Ho visto madri balbettare, piangere, chiedere aria e cullare nel silenzio talenti sprecati.

Ho visto padri accudire figli e fiori, parlare invano come poeti maledetti, restare a testa alta al cospetto di ipocriti in doppiopetto.

E ho visto poeti male-detti, e mai letti, rovinare a terra tra la fame di fama e la fame di pane.

Ho visto adolescenti derisi da professori senza cuore. Ho letto filosofi derisi da cattedratici impudenti.

Ho visto politici stolti tenere lo scettro offerto loro da sudditi ancora più stolti.

Ho visto guardiani bavosi sbarrare la strada a profeti incompresi. E ho letto storie di leggendari esploratori cosmici condannati per avere annunciato la presenza di mondi infiniti.

Ho visto occhi corrotti dall’ignavia. Ho visto trionfare l’idiozia, la malvagità, il danaro, la corruzione, il nepotismo, l’imbecille vacuità delle mode.

Ho visto ergersi a giudici omuncoli melliflui e senza onore. Ho visto trionfare tiranni ridicoli. Ho visto urlare ribelli di cartone pronti a vendersi al primo idiota in veste di santo o di re.

Ho visto piangere figli, figlie, sorelle e fratelli. E ho visto famiglie infelici imbiancarsi le vesti per apparire innocenti.

Ho visto animali massacrati, boschi in fiamme, città sventrate da fucilieri senza pietà.

Ho visto, vedo e vedrò ancora trionfare, momentaneamente, i malvagi. Io resterò fedele alla mia parola, alle mie rose, alla mia poesia, alla mia filosofia. Coltiverò umana giustizia. Nulla mi farà arretrare. Sbaglierò (come fanno gli uomini) ma non sarò feroce come chi fa scontare agli innocenti il prezzo della sua nefasta perfezione.

Così sia.

G. B.