Silenzio 23 (o dei falsi maestri)

Chi sei tu, dunque? Non ti chiedo cosa sei, cosa fai – ma chi sei davvero? Indichi vie che non apri, fai prediche che non pratichi – chi sei?

Non mi interessano le tue virtù, non mi importa se nel confronto con te sembro un peccatore irredimibile. Conta poco che un astemio non beva e che una casta non ceda alla lussuria. Io voglio conoscere i tuoi difetti, invece, perché non v’è luce che non giunga dal buio di un silenzio inespresso.

Mostrami le tue ferite, parlami dei tuoi tormenti, indicami le tentazioni che hai dovuto sopportare. Fammi attraversare gli abissi e i deserti nei quali non hai rischiato di perderti, visto che tu non sbagli mai!

Voglio conoscere i tuoi errori, il rancore che covi, l’astio che sussurri mentre indossi il candido velo della tua presunta moralità. Sai che l’amore ha radici e non catene? Non amare se non sai che amare è lasciar essere il fallimento; e poi amare ancora, maggiormente, chi fallisce.

Cerca un convento, un giardino, un bosco. Raccogliti e racconta tutto al vento – e ascolta il tuo stesso racconto. Fallo con pietà, con dolcezza e senza giudicare. Non elargire il tuo perdono. Non distribuire condanne. Diventa perdono. Diventa amore. Soltanto allora ti riconoscerò ogni virtù.

Amen.

G. B.

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