Tu

Tu credi di amarlo. Tu, invece, credi di averla capita. Tu senti di avere un grande potere. Tu, al contrario, ti senti svuotato e impotente. Tu sei solo. Tu non piangi più. Tu piangi per un nonnulla. Tu ridi senza mai essere felice. Tu non hai mai neppure provato a essere felice. Tu volevi fare la documentarista. Tu volevi diventare musicista. Tu hai pagato due volte il mutuo. Tu sei rimasto muto. Tu sei stata respinta. Tu sei stato condannato. Tu insegni, ma avresti voluto volare. Tu sei sempre in viaggio, ma avresti voluto fermarti. Tu hai i soldi, non la leggerezza. Tu vorresti i soldi. Tu vorresti indietro le tue gambe. Tu vorresti la pelle bianca. Tu vorresti 10 chili in meno. Tu ci hai provato. Tu ci sei riuscita. Tu non ci hai provato. Tu hai perso. Tu nemmeno quello. Tu parli da solo. Tu non ne puoi più. Tu sei come tanti. Tu sei come nessuno. Tu sei come tutti. Tu chiedi aiuto alle stelle perché, sebbene siano lontane, hanno più tempo di te.

G. B.

Potrai

Puoi essere stanco, sfinita, deluso, amareggiata ma hai ancora la capacità di varcare nebbie fitte e notti senza luna. Vedrai quello che guardi. Conserverai un tratto di ingenuità e ti sembrerà di essere da poco apparso o nata al mondo. Non riconoscerai le forme, le parole e i modi di gran parte dei tuoi simili. O per dir meglio, non ti apparterranno più. Rinuncerai alla malizia, smentirai i mentitori, svelerai l’ostilità presente nelle azioni dolciastre di chi finge verità. Sarai più dolce, più paziente. Proverai compassione, pertanto sentirai quello che sai, saprai quello che senti e nel dubbio, finalmente, dubiterai.

Amen.

G. B.

Devi?

Devi uscire. Devi fare. Devi ottemperare. Devi firmare. Devi timbrare. Devi ottenere. Devi vendere. Devi comprare. Devi riscuotere. Devi saldare. Devi lavare. Devi partire. Devi tornare. Devi tacere. Devi confessare. Devi confermare. Devi prenotare. Devi programmare. Devi piacere. Devi scegliere. Devi controllare. Devi sapere. Devi prevedere. Devi provvedere. Devi vincere. Devi dovere. Devi celare: la paura di non farcela, di perderti, di perdere, di morire. Devi fingere, ingoiare le lacrime, non dire che non dormi, non dire i tuoi sogni. Non c’è spazio per sensibili, instabili, dubbiosi indecise. Devi vincere! Devi? No, il mondo gira da solo, gli astri brillano ugualmente, il vento confonde i cuori e le nubi ballano alte. Non devi dimostrare più niente. Sii umano, sii semplice. Ozia in giardino. Sali in vetta. Perdi tempo con i bimbi e gioca con loro. Parla semplice. A chi non ascolta, sorridi. Imita le rose: esse fioriscono, feriscono, esistono.

G. B.

Radici

Ora è tempo di tornare. Ti attende la tua isola. Chi ami è rimasto a vegliare. Il fuoco non è spento. Il tuo vino è stato bevuto avidamente da chi ha rubato la tua coppa? Non importa. Eri il migliore e lo hanno taciuto gli stessi che mostravano di essere tuoi leali compagni. Ma sei stato tu che hai tradito te stesso. Vai oltre. Gli alberi sono cresciuti. Persone meravigliose sono morte. Hai perduto l’occasione di parlare e, talvolta, l’occasione di tacere. Ormai sei un altro. Sei ancora forte, in più sei più giusto e lucido come mai in passato.
Hai radici. Hai eredi. Considera le tue fortune e non soppesare solo le tue sventure. Hai preso. Hai dato. Continua a donare. Dove sono i ladri del tuo vino? Essi non hanno un orto. Essi non hanno radici. Tu, invece, hai occhi amorevoli che ti attendono, e sei il sovrano di ogni tuo istante.

G. B.

Con passione

Fornisci le prove del tuo amore, della tua passione, del tuo interesse, dei tuoi ricordi. Rispondi alle domande. Poni nuove domande. Parla. Oppure, stai in silenzio, ma con compassione, con gli occhi lucidi, stringendo quella mano, accarezzando quella testa. Un giorno non potrai, non dirai, non risponderai o non ricorderai. Fa’ che il tuo tempo diventi il Tempio della tua attenzione. Non importa il nome del tuo Dio. Contano solo gli occhi della tua compassione.

Amen.

G. B.

I giudici

Se non vuoi più essere giudicato, smetti di giudicarti. Se non vuoi più essere sopraffatto dalla paura, lascia parlare le tue paure. Hai fatto il possibile e non è bastato. Hai commesso errori e hai imparato. Ogni fallimento ti ha offerto un vantaggio. Ogni vantaggio è diventato un impedimento. Una virtù eccedente diventa vizio. Un vizio ben compreso diventa sapienza. Gli errori sono scoperte. Certe scoperte possono far male. Certi dolori possono farci del bene. Il bene ci può rendere fragili. La fragilità può renderci sensibili. La sensibilità può limitarci e ogni limite può diventare una occasione. Chiamiamo occasione una nostra versione delle cose. Ogni nostra versione delle cose è una avversione verso altre cose. Avresti potuto fare meglio? Avresti dovuto fare prima? Sì, se te ne fossi accorto prima e se avessi osservato meglio: se non fossi stato tu in quel dato momento. Se avessi fatto meglio, e prima, chi oggi ti giudica non potrebbe farlo – perché non l’avresti incontrato. I nostri giudici crescono nell’ombra di quel che non siamo diventati. Ogni giudice dei nostri errori è un maestro scarso di se stesso. Solo chi ascolta senza giudizio può giudicare senza condannare. Il che vuol dire non giudicare affatto.

Amen.

G. B.