Rosa tra i sassi

Hai della terra? Coltivala. Non ne hai? Coltiva lo stesso. Bisogna coltivare tutta la terra possibile: quella che c’è, non quella che si possiede.

Coltiva vasi, vasetti, barattoli in latta e zolle residue. Coltiva in verticale, in orizzontale, in pieno campo e nei fossi. Coltiva ovunque, dove c’è humus e dove c’è più roccia che argilla. Pianta. Semina. Zappa. Tieni caro il basilico, cura la menta. Cimentati con i peperoni e con i limoni. Alleva ciliegi.

Non vergognarti di chiedere terra. Riunisci gli amici e i cari. Progetta giardini imprevisti.

Comincia da qualche bulbo e pianta talee. Avrai un boschetto, un giorno, nel quale star fresco e star bene. Coltiva, dunque: allevierai depressioni e rabbie; o ti parranno naturali tempeste tra i rami.

Ricorda sempre la compagnia e il coraggio: come i nasturzi, felici tra i pomodori, e le api, che non minacciano ma fanno fiorire il mondo.

Coltiva tutta la terra che puoi ma lasciane sempre un pezzo com’è, selvaggiamente arruffato. Infine, quando sarai stanco, siedi ai piedi di un albero, bevi dell’acqua, prendi un respiro e guarda la rosa tra i sassi. Ecco cos’è il tuo tempo: foglie mosse da venti invisibili.

G. B.

Le fragole

Living is easy with eyes closed. (Strawberry fields foreverer)
John Lennon
Qual è il tempo delle fragole? Quand’è il tempo delle fragole? Oh, le fragole, promettenti e rosse, dolci e pungenti; profumate.
Le fragole bagnate nel limone e nello zucchero; le fragole sulla sommità di crostate alla crema; le fragole perdute nella soffice voluttà obliosa della panna.
Il loro tempo è come il nostro tempo? V’è sempre un tempo per le fragole?  Le fragole a gennaio, a febbraio, a marzo? Le fragole a ottobre, a novembre? Le fragole se piove, le fragole col sole? Le fragole sempre, ovunque e ordinate? Le fragole ordinarie, assemblate, inscatolate?
Le fragole in ogni momento, lucide nella gelatina delle frolle domenicali? Le fragole in qualsiasi giorno dell’anno?  Qual è il tempo vero delle fragole?
Chiedetelo, chiedetelo a voi stessi. Se sapete con certezza qual è tale tempo, chiedetevi perché non siamo più capaci di attenderle nel tempo.
Perché anticipiamo, prolunghiamo, deroghiamo a un tale tempo come a una legge infranta nell’uso e dalla ragione?
No, invero no, vi è un solo tempo per le fragole. Dunque piantiamo fragole, in giardino e nell’orto, nel vaso o nel più modesto degli spazi; e che abbiano sole, ma un po’ d’ombra e acqua senza eccessi.
Al tempo della loro fioritura, nel maturare emozionante dei fragili frutti, vedremo sulle piccole piante altre infiorescenze immature, verdi e pallide; sapremo che v’è un tempo delle fragole nate e nascenti; che v’è un tempo per tutto e per le fragole…
Giovanni Bongo

Coltiva!

Hai della terra? Coltivala. Non ne hai? Coltiva lo stesso. Perché bisogna coltivare tutta la terra possibile: quella che c’è, non quella che si possiede.

Coltiva vasi, vasetti, barattoli di latta e zolle residue. Coltiva in verticale, in orizzontale, in pieno campo e nei fossi. Coltiva ovunque. Coltiva dove c’è terra e dove c’è più roccia che terra. Pianta e semina. Zappa. Tieni caro il basilico e cura la menta. Cimentati coi peperoni, con i limoni, con il prezzemolo. Alleva ciliegi.

Non vergognarti di chiedere terra. Riunisci gli amici e i cari. Progetta giardini imprevisti.

Comincia da qualche bulbo, da qualche arbusto; pianta talee. Avrai un boschetto, un giorno, nel quale star fresco e star bene. Coltiva: allevierai depressioni e rabbie; o ti parranno naturali tempeste tra i rami.

Ricorda la compagnia e il coraggio: i nasturzi sono felici tra i pomodori & le api non minacciano, fanno solo fiorire il mondo. Coltiva tutta la terra che puoi ma lasciane sempre un pezzo com’è, selvaggiamente arruffato. Quando sei stanco, siedi ai piedi di un albero, bevi dell’acqua e prendi un respiro. Ecco cos’è il tuo tempo: foglie mosse da venti invisibili.

G. B.

L’Orto dei contadini inesperti

Ciò che i vecchi vi dicono che voi non potete fare, fatelo: così scoprirete che invece ne siete capaci. H. D. Thoreau

Piccole querce fanno piccole ombre e un grande corbezzolo copre una compostiera. È solo un orto-giardino piccolo, soleggiato, in una terra sabbiosa e tormentata dal sole inesorabile del sud. Un orto, uno di quelli coltivati da gente che ci passa il tempo e ci pensa tutto il tempo. Fatto da chi non è nato tra i campi.

Quasi nessuno dice, ai tanti contadini “esperti” ormai piegati dal sistema dell’industria chimica, che “in Italia i tumori aumentano del 3.2 % l’anno nei primi 12 mesi di vita” anche a causa della “agricoltura” – come evidenzia l’Associazione Medici per l’Ambiente. In Italia vengono consumate impressionanti quantità di pesticidi, per l’esattezza il 30% di tutti i diserbanti, disseccanti e anticrittogamici usati in Europa.

Sono 118 i pesticidi rilevati in Italia in acque certificate come potabili.

La Politica? Se per molti politici è difficile assumere posizioni contrarie agli interessi di industrie, consorzi agrari, aziende agricole industriali e (purtroppo) alcuni sindacati degli agricoltori, è ben più complicato difendere la salute, l’ambiente e il paesaggio, così onorando il dettato degli articoli 9 e 32 della Costituzione della Repubblica Italiana.

Tocca a noi. Torniamo a occuparci degli orti. L’agricoltura è stata, per millenni, una pratica culturale. Consideriamola tale. Implica scambi di conoscenze, sperimentazione di tecniche, tutela dei suoli, conservazione della biodiversità. Non può divenire, essa stessa, una dimensione dell’immenso potere dell’Industria e delle Banche sulle nostre vite.

Torniamo a fare gli orti: sui tetti, sui balconi, nelle città, nei paesi. Diffondendo una nuova agri-cultura. Non importa se non abbiamo mai tenuto in mano una zappa. Possiamo imparare.  A chi ci dice di lasciar perdere rispondiamo che la Terra è un bene comune. Faremo i nostri errori? Certo. L’esperienza è inesperienza coltivata con arte. Questo è il miglior modo per evitare disastri.

G.  B.

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